RINUNCIARE AL RISCALDAMENTO CENTRALIZZATO ?

SI PUÒ FARE, MA ATTENZIONE ALLE REGOLE


di Francesco Marinelli

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In questo periodo si sta diffondendo l’informazione che un singolo condòmino può rinunciare senza alcun consenso assembleare  all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento. (…)

In effetti questa possibilità è data dalla cosiddetta “riforma del condominio”  ovvero Legge n°220/2012 che, per ciò che concerne gli impianti di riscaldamento centralizzati, ha modificato l’art. n° 1118 del Codice Civile. A seguito di tale modifica oggi il condòmino può rinunciare al servizio  di riscaldamento centralizzato alle seguenti condizioni:

  1. 1)tale scelta non deve cagionare  notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condòmini ;

  2. 2)il condòmino che si è distaccato dall’impianto condominiale deve continuare a contribuire alle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto sia per la sua conservazione sia per la messa a norma.

Il condòmino che avesse deciso in tal senso sarà comunque libero in futuro di tornare alla condizione iniziale di utilizzo.

Ad una prima lettura, la possibilità di distacco degli immobili dagli impianti di riscaldamento centralizzati, offerta dal Codice Civile, appare in contrasto con la legislazione vigente in materia di risparmio energetico che in Emilia Romagna è costituita dalla Delibera di Assemblea Legislativa n° 156/2008 e succ. modifiche. In tale delibera infatti è esplicitamente vietata l’installazione di un impianto termico autonomo in una unità immobiliare che si è distaccata dall’ impianto centralizzato. Fanno eccezione i casi, a mio avviso piuttosto rari, in cui con l’impianto autonomo si raggiungono rendimenti più elevati di quelli ottenibili ristrutturando l’intero impianto centralizzato (con il ricorso per esempio alle nuove tecnologie come pompe di calore, geotermia, caldaie a condensazione ecc.).

In realtà, come ha chiarito anche la Regione Emilia Romagna in una nota dello scorso 13 maggio, la contraddizione è solo apparente.

Si noti infatti che il Codice Civile disciplina esclusivamente la possibilità di distacco dall’impianto centralizzato e nulla dice rispetto a quanto si realizzi dopo il distacco.

In altre parole i singoli condòmini potranno, alle condizioni dettate dal codice Civile, distaccarsi dall’impianto centralizzato, ma, salvo eccezioni, la legge impedisce loro di installare successivamente un impianto di riscaldamento autonomo, che si tratti di caldaia, pompa di calore o altro.

L’interesse a rinunciare comunque al servizio di riscaldamento centralizzato condominiale resta dunque confinato ad alcuni casi specifici come per esempio le unità immobiliari non utilizzate, per le quali il proprietario sarebbe invece obbligato a continuare a pagare il servizio di riscaldamento.

Venendo poi alle condizioni dettate dal Codice Civile per ottenere il distacco: mentre la generazione degli eventuali squilibri di funzionamento va valutata caso per caso invece, per quanto concerne l’aggravio di spesa per gli altri condòmini, penso di poter dare in via generale qualche indicazione utile ad evitare costose perizie. Si consideri infatti che in un edificio condominiale pluripiano di tipo convenzionale  il non riscaldamento di un piano intermedio, ma spesso anche del piano terra o rialzato,  genera aggravio di spesa di riscaldamento e quindi la possibilità di distacco di unità immobiliari ubicate a questi livelli è di fatto solo teorica. 

Per ultimo un suggerimento che può  risolvere il problema della ripartizione delle spese  condominiali premiando coloro che hanno un comportamento più virtuoso senza dover ricorrere all’installazione di impianti autonomi: oggi esistono le apparecchiature per gestire in modo autonomo i radiatori di un impianto centralizzato e ripartire le spese delle varie unità immobiliari in modo proporzionale al loro consumo. Tali interventi non sono invasivi e la spesa per un appartamento medio oscilla intorno ai 2000 euro IVA esclusa che è certamente inferiore all’installazione di un impianto autonomo; inoltre qualora tale intervento sia associato alla sostituzione della caldaia condominiale con una a condensazione, si beneficia anche di un cospicuo incentivo fiscale (detrazione Irpef 65%).


Francesco Marinelli

Gazzetta di Parma, 4.11.2013

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Autore dei testi nel sito www.ingegneriarchitettiparma.it : Vincenzo Mainardi, Borgo della Salnitrara 4, Parma

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